.: valori e limiti della pubblicazione

Di indubbio rilievo ed interesse è il fatto che, in piena guerra ed in stato di grave carenza di ogni supporto logistico, una Grande Unità nata sull'onda degli eventi sia stata in grado di provvedere autonomamente alla produzione di una pubblicistica, tra l'altro di notevole rilievo tecnico e di assoluta indipendenza concettuale.

Nella fluida ed incerta situazione conseguente all'armistizio, il fatto che un'Unità appena costituita e pur sempre in fieri, oltretutto con enormi difficoltà di approvvigionamenti e di collegamenti e notevoli problemi di ogni genere, affronti in modo sistematico una problematica addestrativa e concettuale con un respiro così ampio, non può non destare meraviglia ed essere segno di una capacità organizzativa di spessore, sostenuta da uno spirito degno di nota.

Il fatto che tale produzione sia improntata ad un taglio strettamente operativo e di formazione morale del soldato-combattente e non raggiunga le vette di una "serie" dottrinale (2) in senso pieno non ne sminuisce per nulla la validità.

(2) la "dottrina" è il complesso concettuale e normativo che in un dato momento storico informa l'intera concezione della vita operativa, tattica e logistica di un Forza Armata, in relazione alla strategia complessiva, alle condizioni geopolitiche ed alla capacità dello strumento militare. Essa si esprime in una "serie" di pubblicazioni che riguardano gli aspetti sia fondamentali che di dettaglio dell'organica, della tattica e della logistica per tutte le Armi, Specialità e attività di una Forza Armata.


Non avrebbe infatti avuto senso alcuno esprimere lo sforzo di concepire e realizzare una dottrina autonoma, e ciò per vari ordini di motivi:

- la X^ M.A.S., nella sua più volte affermata autonomia, non era destinata a partecipare alla manovra delle forze nella battaglia (3) ma solo a prendere parte al combattimento, da altri deciso e per lo più imposto dalla soverchiante azione del nemico;

- la Grande Unità aveva una vocazione spiccatamente tattica (4) ed offensiva. Possedeva, invero, un notevole valore strategico (5) nel suo impiego sul campo, ma sempre a favore e nell'ambito della manovra di ben altre forze;

- non era assolutamente ipotizzabile, per tale Divisione, raggiungere la capacità di esprimere azioni che autonomamente potessero aver valore di manovra in senso pieno, sia per il pur sempre limitato, ancorché corposo, volume di forza, sia per le ridottissime possibilità di movimento e di autonomia logistica (6) concesse dal disastroso stato in cui versava l'intera struttura militare della R.S.I..

(3) la "battaglia" è un complesso coordinato di azioni tattiche finalizzato al raggiungimento di un obiettivo di natura strategica.

(4) la "tattica" è la parte dell'Arte Militare che afferisce la conduzione di atti singoli nell'ambito della battaglia, e cioè del combattimento.

(5) la "strategia" è la branca dell'Arte Militare che inerisce la conduzione della battaglia, ed il raggiungimento -quindi- di scopi che incidono sulla guerra nel suo complesso.

(6) la "logistica" è la disciplina dell'Arte Militare che si occupa di tutto ciò di cui necessita ad una formazione militare per vivere, muovere e combattere.


Tutto ciò è confermato dalla storia dell'impiego della Divisione, di fatto mai avvenuto a ranghi completi in una specifica battaglia ma per singoli reparti o per Gruppi di Combattimento.

Dobbiamo, peraltro, osservare che le forze di terra della R.S.I. erano, nel loro complesso, prive di autonoma capacità di manovra di battaglia degna di tale nome, mentre la Marina -alla quale la Decima Flottiglia pure in teoria avrebbe dovuto appartenere- in pratica non possedeva naviglio.

Oltre alle limitazioni oggettive, che avrebbero reso inutile una specifica produzione dottrinale, lo spirito stesso della X^ M.A.S. escludeva ogni altra cosa che non fosse il combattimento "in avanti", con ciò già compiendo una precisa scelta concettuale, le cui implicazioni dottrinali sono del tutto scontate: attacco ad ogni costo e mantenimento dell'atteggiamento offensivo anche nelle azioni di difesa.

Nondimeno, la pubblicazione in esame contiene le minime nozioni dottrinali indispensabili alla conduzione degli atti tattici, alla cui preparazione era destinata.

Non si può, poi, prescindere dal fatto che la Flottiglia traesse le sue origini da un'unità di Marina. Certo si trattava di unità del tutto anomala, ma pur sempre di marina. Il suo Comandante, il Principe Borghese, veniva dai sommergibili. E' pur vero che la Regia Marina ha sempre avuto anche tradizioni per così dire terrestri, come ampiamente dimostrato dalle unità che nel tempo portarono il glorioso nome di "S. Marco", eredi dei "fanti da mar" della Serenissima Repubblica, ma è altrettanto vero che si trattava in ogni caso di unità destinate ad operare in ambito squisitamente tattico e comunque finalizzato all'esercizio di ciò che nelle Scienze Militari si chiama "potere navale". Anche la storia, quindi, e la tradizione spingevano verso una concezione limitata al combattimento e non già estesa alla battaglia. D'altro canto, ancor oggi le unità anfibie sono destinate a questo, e non solo nelle nostre Forze Armate. Vi è un unico caso di Forza Armata con autonome capacità di battaglia che muova attorno ad unità anfibie, il Corpo dei Marines della Marina degli USA, che conserva comunque una spiccata vocazione offensiva.

 

 

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