.: oggetto dello studio

Il presente lavoro nasce dal ritrovamento, pressoché casuale, di una pubblicazione, o in gergo tecnico corrente "libretta", edita dalla X^ Flottiglia M.A.S. – Comando Divisione "Decima", risalente presumibilmente alla fine del 1944 e relativa allo "Addestramento della Fanteria", vol. 2° "Impiego ed addestramento tattico", per i tipi di Giulio Tos – Ivrea. Del documento viene qui analizzata la sola premessa, che -a prescindere da ogni valutazione tecnico-militare- costituisce un'eccezionale testimonianza dell'essenza stessa di una straordinaria formazione militare.

Non è stato possibile, almeno fino ad ora, reperire il volume primo della pubblicazione.

L'interesse per le attività belliche sui due fronti creatisi dopo la tragedia dell'8 settembre 1943, per i tecnici, gli addetti ai lavori ed i cultori della Storia deve ovviamente prescindere da ogni e qualsiasi considerazione che non sia –appunto- tecnica e storica.

Cionondimeno, il carattere fondamentale che contraddistinse la X^ Flottiglia M.A.S. – e quindi anche la Divisione "Decima"- fu senza dubbio alcuno la sua assoluta atipicità, che la storia della Grande Unità (1) dimostra incontrovertibilmente.

(1) "Grande Unità" è un reparto costituito da più unità di Armi e Servizi diversi. Nell'ordinamento italiano dell'epoca, sono G.U. le Brigate, le Divisioni, i Corpi d'Armata, le Armate ed i Gruppi d'Armata. Tali Enti erano costituiti da reparti di Fanteria, Cavalleria, Artiglieria, Genio, Genio Telegrafisti e Servizi (Sanità, Amministrazione, Autieri, Commissariato, Servizi Tecnici).


Prima di tutto, un'atipicità per così dire "morale", che emerge prepotentemente e che meglio vedremo in seguito.

Poi un'atipicità nell'indipendenza che la X^ ebbe fin dall'origine e conservò sino alla fine, sia dal Tedesco (contro il quale si schierò anzi assai spesso per tutelare interessi nazionali e posizioni di principio), sia dalla stessa R.S.I. e dalle sue istituzioni militari, ivi compresa la Segreteria per la Marina da Guerra Repubblicana.

E una notevole atipicità troviamo nella sua stessa nascita: la Grande Unità, infatti, si formò mano a mano che affluirono –inaspettati almeno nella quantità- a La Spezia migliaia di volontari, decisi a continuare a combattere "per l'Onore dell'Italia" che sentivano tradito dall'armistizio, anche se consapevoli dell'enormità dell'intento e dell'ineluttabile sconfitta militare alla quale andavano incontro.

Assistiamo, quindi, al formarsi graduale di molti reparti, per lo più a livello di battaglione, composti da personale di eterogenea formazione militare se non addirittura, e frequentemente, proveniente dalla vita civile.

Minimo comun denominatore era la volontà di servire l'Italia, riscattandone l'onore tradito anche con un sacrificio che appariva disperato sin dal principio, con uno spirito che vedremo trasparire nettamente anche dalla produzione documentale della X^, oltreché dalle sue azioni militari.

Al di là di ogni possibile giudizio di diversa natura, quindi, si impone il dovere di rispettare una scelta coraggiosa quanto nobile, quand'anche non appartenga all'opinione di tutti.

Rimane, inoltre, incontestabile la considerazione che il progresso sia frutto della metabolizzazione di ogni spunto positivo, di qualsivoglia provenienza, purché concettualmente valido ed onesto. E l'onestà e la validità dell'esperienza della X^ Flottiglia M.A.S. non possono certo essere messe in discussione.

Sia comunque chiaro che a tutti coloro che sacrificarono la propria vita, perdendola o meno, per l'Italia va il nostro commosso e grato pensiero, di italiani e di soldati.

 

 

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